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Carcinoma del collo dell'utero e il papilloma virus: quale prevenzione?
Il Papilloma Virus o HPV è un virus che si replica esclusivamente nella cute e nelle mucose. Ad oggi sono noti circa 120 genotipi di HPV, distinti in alto e basso rischio di trasformazione neoplastica. I genotipi di HPV a basso rischio sono associati a lesioni benigne come i condilomi, mentre quelli ad alto rischio sono associati a tumori come il carcinoma del collo dell’utero. Si trasmette soprattutto attraverso i rapporti sessuali ma non solo dato che può trovarsi anche nelle zone esterne, ma il 90% degli uomini e delle donne lo elimina nel giro di 2 anni. Solo se il virus persiste ed entra nel DNA delle cellule del collo dell’utero può provocare alterazione pretumorali che però si trasformano in tumore solo nell’1% dei casi! Il contatto con il virus non vuol dire ammalarsi di condilomi o di cancro! L’infezione è frequente ma il cancro è raro!
La prevenzione primaria: il vaccino anti HPV
Sono disponibili 2 vaccini per prevenire le lesioni causate da HPV 16 e 18 responsabili del 70% dei carcinomi della cervice e uno dei 2 vaccini previene anche l’HPV 6 e 11, responsabili del 90% circa dei condilomi genitali. Se eseguito prima dei rapporti sessuali, dà una copertura del 100%. Meno efficace ma comunque utile e quindi consigliato, per chi ha già avuto rapporti sessuali. Attualmente è gratuito per le ragazze di 12 anni, ma può essere richiesto a pagamento dai 13 ai 45 anni.
La prevenzione secondaria
Il Pap Test tradizionale: ad oggi è l’esame più utilizzato per individuare alterazioni precancerose delle cellule del collo dell’utero. È un semplice prelievo di cellule dal collo dell’utero, attuabile in qualsiasi ambulatorio ma ha dei limiti legati a molti fattori come la corretta esecuzione del prelievo, corretta preparazione ed è legato all’esperienza e soggettività dell’operatore che legge il vetrino. Il Pap Test su strato sottile o Thin Prep®: una tecnologia nuova che prevede il lavaggio dello spazzolino con cui viene raccolto il materiale cellulare, in un flaconcino contenente un liquido: questo permette di ottenere un vetrino più pulito e una diagnosi più affidabile. Il Test per la ricerca dell’HPV O DnaPap®: identifica con elevata sensibilità i gruppi di HPV ad alto rischio e permette di rilevare la presenza del virus prima ancora che le cellule del collo dell’utero presentino modificazioni visibili al pap test. È un test altamente sensibile che consente di rilevare la presenza del virus. Se il test è positivo non ci si deve allarmare perché nella maggior parte dei casi l’infezione è transitoria e il virus viene eliminato dal sistema immunitario.
Cosa fare allora?
Prima dei 30 anni può essere sufficiente solo il Pap Test e con il ginecologo curante si può scegliere se preferire il Thin Prep® al tradizionale. Quest’ultimo infatti ha dei limiti che lo rendono affidabile nel 60% circa dei casi. È importante comunque fare il pap test anche nel caso ci si sia vaccinati, perché un 30% dei carcinomi del collo dell’utero sono attribuibili a tipi diversi di quelli contenuti nei vaccini. Dopo i 30 anni è consigliabile associare il Pap Test tradizionale o il Thin Prep® al test per la ricerca dell’HPV ad alto rischio. Questo approccio permette di individuare la presenza del virus prima che le cellule manifestino segni di lesioni pretumorali, superando i limiti del Pap Test eseguito come unico esame. Nel caso vengano riscontrate alterazioni cellulari e/o il test per HPV è positivo, si eseguono altri controlli come la Colposcopia, che evidenzia eventuali aree anormali su cui poter mirare la Biopsia del collo dell’utero, per confermare istologicamente la lesione. In relazione al grado di lesione riscontrato e non avendo la disponibilità di farmaci specifici, l’approccio successivo sarà di attesa, con controlli più ravvicinati o interventi chirurgici mediante radiofrequenza o laser. L’importante è non allarmarsi e fare i controlli regolarmente!