La podologia è una specializzazione sanitaria paramedica che si occupa del piede e delle sue patologie specifiche, riconosciuta a livello internazionale da molto tempo e introdotta da più di vent’anni in Italia, dove nel 1996 ha ottenuto il riconoscimento istituzionale.
Il piede, un caso “estremo” Il piede è un organo complesso e importante che merita attenzione e studio almeno quanto altri organi che oggi sono seguiti da specifiche discipline mediche (la bocca, le orecchie, il naso). Paradossalmente proprio il fatto di essere un’estremità del corpo invece di diminuirne l’importanza, l’aumenta; tanto caricato di lavoro e di responsabilità quanto culturalmente bistrattato, il piede viene spesso considerato sede di patologie minori, mentre è ormai provato che queste possono essere l’inizio o addirittura il sintomo in atto di patologie più complesse e più gravi. La Podologia internazionale si batte per il superamento della convinzione che il piede sia un organo puramente meccanico: sotto il profilo anatomico, malgrado l’apparenza prevalentemente scheletrica, il piede comprende molti tessuti organici, tutti in grado di provovare sofferenza o di essere sede di una malattia, ma soprattutto sul piano funzionale ha qualità fisiologiche e attitudini statiche e dinamiche eccezionali, che permettono numerose attività fondamentali e strettamente legate al benessere fisico, come la stessa posizione eretta, la marcia, la corsa. Il risultato (e un po’ la causa) di tutto questo è che i piedi sono come le impronte digitali: diversi per ognuno di noi, portatori di una identità e di una storia personale che vanno adeguatamente comprese.
Finalmente, il podologo Appunto per una adeguata comprensione della specificità del piede e dei suoi problemi, nasce la figura del podologo, per integrare e se possibile superare le conoscenze valide ma pur sempre indirette dell’ortopedico, del chirurgo, del flebologo, del pediatra, di tutti quegli specialisti, insomma, che vengono di volta chiamati in causa dal diverso tipo di patologia, ma che possono vedere il problema con occhio troppo specialistico o al contrario troppo generalistico. In Euganea Medica l’esperta che si occupa di questo servizio è diplomata in Podologia.
La visita podologica come check up L’esame del piede deve essere particolarmente accurato proprio perché le eventuali patologie derivate possono essere più importanti di quelle manifeste; per la stessa ragione contribuisce significativamente al check up dello stato di salute generale della persona. Una buona visita podologica pertanto può comprendere:
a) un momento diagnostico: la valutazione del piede si basa innanzitutto su una valutazione morfologica, sulle impronte di carico, sull’angolo di portamento e sull’assetto posturale del piede; in particolare è coadiuvata da un esame computerizzato dell’appoggio che consente la lettura di molti problemi statici e dinamici, particolarmente utile, per esempio, per gli sportivi;
b) un momento terapeutico: particolarmente importante nel caso di patologie localizzate risolvibili ambulatorialmente, ovviamente può estendersi a visite successive o comprendere l’applicazione di protesi od ortesi (apparecchi per correggere o limitare gli errori posturali) o ancora eventuali prescrizioni; confluendo logicamente nella terza fase;
c) un momento informativo: a supporto e integrazione della terapia, ma in generale anche per fornire al paziente gli strumenti per la migliore e più consapevole gestione del “sistema piede”.
Sotto il profilo terapeutico, è evidente che i trattamenti più sono specifici e più hanno effetti visibili e immediati sulle patologie (purché a loro volta locali); d’altronde, in rapporto alla sua importanza motoria, il piede può essere corretto, educato, alleviato con una apparecchiatura leggera come una suola o una ortesi a scopo profilattico, antalgico, palliativo o correttivo. Si consiglia di effettuare la prima visita podologica intorno ai quattro anni di età e le successive visite di controllo tra gli otto/dieci e tra i sedici/diciotto anni; comunque in tutte le fasi di vita in cui la crescita, il cambio di attività o semplicemente la normale prevenzione le rendono consigliabili.
La posturologia Il valore generale del check up podologico è reso evidente soprattutto dall’analisi posturale. Le disfunzioni della postura possono determinare patologie gravi, in assenza di significative alterazioni neurologiche, ortopediche o di altro genere: i sintomi più frequenti lamentati dai pazienti vanno dalle cefalee alle rachialgie (con o senza irradiazione del dolore), dal senso di instabilità ai dolori riferiti all’orecchio, dalle alterazioni funzionali dell’articolazione temporo-mandibolare ai disturbi della motilità oculare e della vista. L’esame clinico di questi pazienti, se viene effettuato utilizzando i modelli diagnostici e i test clinici posturologici, consente di individuare in modo preciso alcune importanti disfunzioni del sistema posturale, di stabilire le cause fondamentali di tali alterazioni e infine di discriminare tra principali e secondarie; onde prevenirne lo sviluppo, curarle o indirizzarle alle più pertinenti terapie specialistiche.
Un esempio: il piede e la performance Una delle più frequenti applicazioni della podologia è quella alla medicina sportiva; quanto più il piede è sollecitato e sottoposto a stressanti situazioni performative (e/o professionali), tanto più facilmente presenta patologie specifiche, per le quali sono consigliabili specifiche risposte. Ad esempio molto frequenti sono i microtraumi ripetuti che il piede subisce direttamente dalla calzatura:
dallo scarpone da sci: la pratica dello sci richiede che il piede sia sensibile alle ondulazioni del terreno, dunque non ottuso da rivestimenti troppo morbidi;
dalla scarpa da jogging che, fatta per ammortizzare l’appoggio, paradossalmente limita la funzione propriocettiva del piede e alla lunga genera instabilità e alterazione del movimento;
dalla scarpa chiodata (da calcio; da rugby, da golf) che presenta, oltre ad eventuali altri problemi legati al tipo di sport, una superficie di appoggio disomogenea in corrispondenza dei ribattini interni dei chiodi;
dalla scarpa da basket, da volley, da tennis, da pallamano: a causa di cedimenti strutturali o per la dinamica stessa del gesto sportivo, non riesce a contenere eccessivi slittamenti del piede;
dalla scarpetta per il ciclismo che, come una scarpa da donna, crea un dislivello fra tallone e pianta fino a cinque centimetri.
Tutti questi limiti funzionali delle calzature, sommati ai normali traumi sportivi, creano a breve, medio e lungo termine un gran numero di patologie, differenti per gravità e per possibili soluzioni, che sono specifico oggetto della podologia e per lo più individuabili con l’esame computerizzato dell’appoggio.